GOODS DUAL USE

Beni e tecnologie duali vengono definiti dal Ministero dello Sviluppo Economico: “quelli utilizzabili in applicazioni civili ma anche nella produzione, sviluppo e utilizzo di beni militari”.
Dato il contesto storico nel quale ci si trova e la pericolosità intrinseca degli stessi, la loro esportazione è assoggettata ad un sistema di controllo molto stringente, regolamentato attraverso un sistema comune di norme a livello comunitario volto a regimentarne la circolazione all’interno dell’ambito territoriale della Unione ma anche all’esterno della stessa, in particolare verso quei Paesi considerati particolarmente sensibili su questo tema.
In questo senso, la disciplina normativa di riferimento è dettata da:

  • Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1375 della Commissione del 29 luglio 2016, che modifica il Regolamento (UE) n. 267/2012 del Consiglio concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran;
  •  Regolamento delegato (UE) n. 2420/2015 della Commissione del 12 ottobre 2015, che modifica il regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell’intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso;
  • Regolamento delegato (UE) n. 1382/2014 della Commissione del 22 ottobre 2014, che modifica il Regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio, che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell’intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso;
  •  Regolamento (UE) N. 599/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 che modifica il regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell’intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso;
  •  Regolamento (UE) n. 388/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 aprile 2012 che modifica il regolamento (CE) n. 428/2009;
  •  Regolamento (UE) n. 775/2014 della Commissione del 16 luglio 2014 recante modifica del regolamento (CE) n. 1236/2005 del Consiglio relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti;
  •  Regolamento (UE) n. 1352/2011 della Commissione del 20 dicembre 2011 che modifica il Regolamento CE n. 1236/2005 relativo al commercio di merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, degradanti o inumane.

A livello interno invece la normativa più rilevante è dettata dal D. Lvo 2003 n. 96, il quale prevede il regime autorizzativo necessario per l’esportazione all’estero di prodotti a duplice uso, stabilendo, in caso di violazione, delle pene sino a sei anni e una multa sino a 250.000 Euro.
La Corte di Cassazione si è occupata solamente in un’occasione della tematica, in particolare, nella sentenza della sez. III, 09/10/2008, n. 43818 si è stabilito che:
“In tema di reato d’effettuazione d’operazioni d’esportazione di prodotti e tecnologie a duplice uso senza la prescritta autorizzazione – rientrano nella nozione di “operazioni d’esportazione” tutti quegli atti che precedono l’uscita del prodotto dal territorio doganale e che siano funzionalmente rivolti ad effettuare l’uscita medesima, quali la dichiarazione d’esportazione, l’esibizione della documentazione alla dogana e l’introduzione del prodotto in dogana”.
Soggetto attivo dei reati de quibus può essere qualsiasi persona fisica o giuridica che ha reso una dichiarazione d’esportazione e, in particolare, qualora si tratti di persona giuridica, potranno essere chiamati a risponderne sia gli amministratori delegati sia quelli privi di delega ai quali viene estesa la responsabilità in virtù della posizione di garanzia che trova fonte negli articoli 2381 e 2392 c.c.

 

Cassazione penale Sezione III sentenza 43818 del 9 ottobre 2008 massima:

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THE ACTIVE REVIEW

For purposes of concluding a process started with the Stability Law 2015 (Law 190/2014), upon enacting the Decree no. 158/2015, (the “Decree”), aimed to reduce the tax litigation and facilitate the exchange of information, Italian Government has decided to institute a thorough review of the active repentance (the “Active Review”). by expanding its terms and conditions (the “New Regime”), as follows.

The Italian Taxpayer may now use the Active Review to settle the violations committed in the area of taxes administered by the Income Revenue Authority (such as Income Tax, V.A.T.- Value Added Tax, IRAP, the Tax on Entertainment and the Stamp Duty). Conditions of eligibility for use of the Active Review are; (i) spontaneous access; (ii) the absence of a notified judicial act from the Italian Revenue Authority in relation to a liquidation or a found, for tax irregularities with the aim to be healed.

A spontaneous payment of the amount due, included default interest and penalties, is required to heal the tax irregularities. In particular, the sanction has been reviewed, by lowering the amount, in case of timeliness from the Italian tax payer of the violation claim filing, the Italian Taxpayer intends to settle. The Decree is effective as of 1 January 2017; nonetheless, the Stability Law for 2015 (Law 190/2014), anticipated the entry into force of the New Regime to January 1, 2016.

Legal sources:

– Law no. 190 of December 2014, 23;

– Legislative Decree n. 158 of September 2015, 24.

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VOLUNTARY DISCLOSURE 2.0: D.L. n. 193/2016

Il Decreto Legge n. 193/2016 ha recentemente introdotto una nuova versione della procedura di collaborazione volontaria (o voluntary disclosure 2.0) – così riaprendo i termini per l’emersione dei capitali illegittimamente detenuti all’estero o in Italia da parte dei singoli contribuenti -.

La nuova procedura di collaborazione spontanea consente al contribuente che non abbia già usufruito della vd1 di denunciare i capitali detenuti all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio ex D.L. n. 167/1990 ed i redditi nazionali – così beneficiando dell’applicazione di sanzioni ed interessi in misura notevolmente ridotta, oltre a all’esclusione della responsabilità penale per numerosi fatti di reato sottesi all’illegittima detenzione dei capitali mai dichiarati -.

A tutt’oggi, il singolo contribuente ha dunque la facoltà di autoliquidare imposte, sanzioni ed interessi, relativi a cespiti illegittimamente detenuti, ovvero, provenienti da illeciti commessi sino al 30 settembre 2016 – mediante la presentazione di un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate entro il 31 luglio 2017 (con possibilità di integrazione della stessa e presentazione della relazione accompagnatoria sino al successivo 30 settembre 2017), contenente l’indicazione di tutti gli investimenti, patrimoni, attività e redditi, mai dichiarati all’Amministrazione Finanziaria -.

Aderendo alla procedura di collaborazione volontaria bis – accessibile unicamente in assenza di conoscenza da parte del contribuente di atti di verifica o ispezione, accertamento amministrativo e/o attività investigativa in sede penale nei propri confronti, inerente l’ambito applicativo della voluntary disclosure – il soggetto/autodenunciante potrà beneficiare, previo versamento delle somme dovute, di una notevole riduzione delle sanzioni fiscali previste per l’omessa e/o infedele compilazione del quadro RW -.

La voluntary disclosure 2.0, mantenendo il medesimo impianto della precedente procedura di collaborazione volontaria, conferma sostanzialmente i benefici altresì assicurati dalla precedente versione di collaborazione spontanea sotto il profilo sanzionatorio – penale ed amministrativo -.

Sotto il profilo penalistico, il contribuente che assolve correttamente e compiutamente gli obblighi di cui alla voluntary disclosure 2.0 non è assoggettabile a responsabilità penale per la commissione di eventuali incriminazioni tributarie ex D. Lvo n. 74/2000, nonché per i più gravi delitti di riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, ed auto/riciclaggio, ai sensi degli artt. 648 bis, 648 ter e 648 ter 1, C.p..

In particolare, il contribuente che aderirà alla nuova procedura di collaborazione volontaria non sarà punibile per i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ex art. 2 D. Lvo n. 74/2000, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3), dichiarazione infedele (art. 4), omessa dichiarazione (art. 5), omesso versamento di ritenute certificate (art. 10 bis) ed omesso versamento di IVA (art. 10 ter).

Diversamente, rimangono sanzionabili le fattispecie di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili, indebita compensazione e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, previste, rispettivamente, dagli artt. 8, 10, 10 quater e 11, D. Lvo n. 74/2000.

Novità di particolare rilievo consiste nella possibilità per il singolo contribuente di autodenunciare anche il denaro contante o valori detenuti in cassette di sicurezza illegittimamente custodite in Italia, ai sensi dell’art. 5-octies D.L. n. 193/2016, così regolarizzando in toto la propria posizione contributiva.

Sotto tale profilo, assume particolare importanza la figura dell’intermediario finanziario – cui devono essere affidati il denaro contante ed i valori al portatore oggetto di regolarizzazione, unitamente ad una relazione vincolata sino al termine della procedura di collaborazione volontaria -.

Il deposito dei valori e contanti – oggetto di evasione fiscale – all’intermediario finanziario dovrà avvenire entro la data di presentazione della relazione accompagnatoria all’istanza di adesione alla procedura di collaborazione volontaria.

Ovviamente, il ruolo dell’intermediario assume rilievo altresì in riferimento al rimpatrio giuridico delle attività detenute all’estero – imponendosi al contribuente la stipula di un contratto di mandato fiduciario per l’affidamento dei cespiti oggetto d’emersione, onde poter ritualmente usufruire dei benefici sanzionatori previsti dalla vd2 -.

Senza infine sottacere come – in assenza di una formale adesione alla procedura di vd2 – l’intermediario finanziario sia astrattamente passibile di un’imputazione, a titolo di concorso con il contribuente, per il reato di auto/riciclaggio ex art. 648 ter C.p. volto a sanzionare chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo (vieppiù di natura fiscale ex D. Lvo n. 74/2000), sostituisca, trasferisca o comunque impieghi denaro, beni o altre utilità, in attività economiche o finanziarie, in modo da ostacolarne concretamente l’identificazione della provenienza illecita.

In consimili ipotesi, la responsabilità per l’ipotesi delittuosa di auto/riciclaggio è dunque astrattamente imputabile – non solo – a carico del singolo contribuente – bensì – anche nei confronti dei consulenti o professionisti che lo hanno assistito nell’operazione di occultamento di fondi neri all’estero o in Italia, con applicazione di sanzioni penali peraltro aggravate in capo all’intermediario finanziario ove il reato presupposto sia di natura fiscale ai sensi dell’art. 13 bis del D. Lvo 74/2000.

Per l’effetto, l’adesione alla procedura di collaborazione volontaria sembra – allo stato – rappresentare ancora una volta l’ultimo viatico percorribile per escludere pro futuro in capo al contribuente profili di penale responsabilità a titolo di auto/riciclaggio ex art. 648 ter 1 C.p. – per l’eventuale immissione in attività economiche e finanziarie di cespiti derivanti da reati tributari ex D. Lvo 2000/74, ovvero, formati e detenuti in territorio estero in spregio agli obblighi dichiarativi sottesi al quadro RW -.

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Deducibilità e detraibilità delle erogazioni alle ONLUS nel 2017

Le agevolazioni fiscali previste per chi effettua erogazioni liberali a favore delle ONLUS, si distinguono a seconda di chi le ha effettuate (persona fisica o impresa).
Si distinguono due categorie:
  1. Nella prima rientrano le persone fisiche, gli imprenditori individuali, i lavoratori autonomi e i soci delle società di persone che possono optare alternativamente tra:
  • la deducibilità, per le liberalità in denaro o in natura, nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato, e comunque nella misura massima di 70.000 euro annui (art. 14 comma 1 D.L. n. 35/2005 e successive modificazioni (L. 80/2005). Nel calcolo del reddito complessivo dichiarato sono compresi anche i redditi da fabbricati assoggettati a cedolare secca.
  • la detrazione dall’Irpef del 26% calcolata sul limite massimo di 30.000 euro per un risparmio fino a 7.800 euro (fino al 2014 il limite era di 2.065,83 euro). Nel calcolo dei 30.000 euro sono compresi anche gli importi per le erogazioni liberali in denaro, a favore delle popolazioni colpite da calamità pubbliche o da altri eventi straordinari, da indicare nel quadro degli oneri con il codice spesa “20”.
  1. Con riferimento alla seconda (i.e. società di capitali o cooperative o consorzi od enti di diverso tipo, pubblico o privato, che abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali) possono optare alternativamente tra:
  • la deducibilità, per le liberalità in denaro o in natura, nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato, e comunque nella misura massima di 70.000 € annui (art. 14 comma 1 D.L. n. 35/2005 e successive modificazioni (L. 80/2005).
  • la deduzione dal reddito imponibile Ires del 2% del reddito d’impresa dichiarato per un importo massimo di 30.000 euro (comma 2 lettera h, art 100 del Testo Unico sull’Imposta di Reddito (T.U.I.R.).