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TEG – DIFENDERSI DALL’USURA E RECUPERARE GLI INTERESSI

La verifica della regolarità dei contratti di mutuo o di finanziamento sottoscritti dai clienti è un argomento di estrema attualità.

È possibile giungere ad ottenere la nullità del contratto e recuperare gli interessi corrisposti, allorché sia stato superato il tasso soglia di usura.

Alla luce della recente sentenza n. 23250 emanata in data 5 febbraio 2020 dal Tribunale di Bari, ai fini della determinazione del TEG, devono prendersi in considerazione tutti i costi del finanziamento, anche quelli solamente potenziali, concludendo che, nel caso di superamento del tasso soglia che determina l’usura, ai sensi dell’art. 1815 co.2 c.c., le clausole con le quali sono stati convenuti gli interessi siano nulle e non siano dovuti interessi di qualunque natura.

Con “TEG” è indicato il Tasso Effettivo Globale inerente al rapporto. Il suo calcolo consente di accertare che il costo delle operazioni di credito praticate dalle banche o dagli intermediatori finanziari non presentino carattere usurario. Attraverso il TEG si stabilisce il tasso massimo di interesse che non può essere oltrepassato da chi concede un prestito. È regolato secondo le disposizioni della legge n. 108 del 1996: una normativa che agisce proprio contro l’usura.

Il TEG viene segnalato su base annuale alla Banca d’Italia, per determinare le soglie oltre le quali si andrebbe a cadere nel reato di usura. Per il suo calcolo si devono considerare tutti i TEG segnalati dagli intermediari. In questo modo si arriva a determinare il tasso effettivo globale medio. Questo valore viene aumentato della metà e costituisce la soglia di usura, che non deve essere oltrepassata quando si concede un finanziamento.

La giurisprudenza cui aderisce la sentenza in esame (Tra le altre Cass. nn. 602 e 603 del 2013, n. 350/2013) afferma che sono soggetti alla verifica del rispetto delle soglie di usura non soltanto gli interessi corrispettivi ma anche quelli di mora. Inoltre, ai fini della determinazione del Tasso Effettivo Globale inerente al rapporto, devono prendersi in considerazione tutti i costi del finanziamento, anche quelli solamente potenziali, tra cui le spese di istruttoria, la commissione o penale di risoluzione anticipata e i contratti assicurativi direttamente collegati al finanziamento.

Nella sentenza si legge che, una volta valutata la ricostruzione del tasso extra-soglia pattuito, l’art. 1815 co.2 c.c. sancisce la nullità delle clausole con le quali sono stati convenuti gli interessi, ovvero la gratuità del contratto, non essendo dovuti interessi tout court, di qualunque natura essi siano, secondo quanto può evincersi sul piano normativo anche dall’art. 1, co. 1, d. l. n. 394/2000, convertito nella legge n. 24/2001, di interpretazione autentica dell’art. 644 c.p., ove si dispone che “ai fini dell’applicazione dell’articolo 644 del codice penale e dell’articolo 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”.

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Le ordinanze contingibili ed urgenti sono un’eccezione al principio di legalità dell’azione amministrativa.

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 19/12/2019, n.175

Con la pronuncia sopra menzionata si specifica che in ossequio al principio di legalità dell’azione amministrativa, i poteri amministrativi – e, quindi, i provvedimenti che di tali poteri sono espressione – sono tipici e nominati.

Una parziale eccezione a tali principi è costituita dal potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti (potere che, nella Provincia di Trento, è previsto dall’art. 62 della l. reg. n. 2/2018), ossia provvedimenti volti a far fronte a situazioni di urgente necessità, concreta ed attuale, che non potrebbero essere affrontare e risolte in maniera efficace con gli strumenti ordinari.

Difatti, tali provvedimenti sono nominati, ma costituiscono strumenti atipici per quanto attiene al contenuto, fissando la legge unicamente i presupposti per l’esercizio del potere di ordinanza, ma non il contenuto delle ordinanze, in quanto le situazioni di urgenza che possono concretamente verificarsi non sono prevedibili a priori e, quindi, non è possibile predeterminare la misura da adottare nel caso concreto per fronteggiare la situazione di urgenza.

La pronuncia in commento offre lo spunto per la trattazione dello specifico potere di emanare ordinanze in deroga a quanto stabilito dal Governo, argomento divenuto di particolare attualità proprio in occasione dell’emergenza epidemiologica legata al Covid-19.

Sebbene il dibattito dottrinale tra giuristi sia aperto, lo stesso Governo, ad esempio, con il Dpcm 26 aprile 2020, all’articolo 10, rubricato Disposizioni finali, sembra sancire la liceità delle ordinanze in deroga statuendo che: “Si continuano  ad  applicare  le  misure  di  contenimento  piu' restrittive adottate dalle Regioni, anche d'intesa  con  il  Ministro della  salute,  relativamente  a  specifiche  aree   del   territorio regionale”.
 
In questo quadro, non sarà certo sfuggito all’occhio dei giuristi più attenti, quanto precisato dall’ordinanza regionale Lombardia n. 537 del 30/04/2020 che al penultimo paragrafo delle premesse recita: “RITENUTO che il potere di ordinanza regionale, in specie ai fini dell’adozione di misure più restrittive di quelle statali e quindi rigorosamente funzionali alla tutela della salute trovi tuttora il suo attuale fondamento negli art. 32 e 117, 3° Cost. oltreché sugli artt. 32 della legge n. 833/1978 e 117 del Decreto legislativo n. 112/1998”.
 

Sulla scorta dell’acuto brocardo «Necessitas non habet legem, sed ipsa sibi facit legem» (la necessità non conosce leggi, ma diventa essa stessa legge) si può certamente affermare che il dibattito sull’interpretazione dei fondamenti normativi del potere di ordinanza regionale in deroga è quantomai aperto.

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La Cassazione sulla contestazione di conformità di una copia all’originale vs il disconoscimento della scrittura privata

In tema di dedotta nullità del contratto di negoziazione titoli per difetto di forma scritta, la Cassazione, con ordinanza n. 8213/20 depositata il 27 aprile 2020, ha chiarito che mentre il disconoscimento della scrittura privata, in mancanza di richiesta di verificazione, preclude l’utilizzabilità della stessa, la contestazione della copia all’originale non impedisce al giudice di accertarne la conformità anche mediante altri mezzi di prova, comprese le presunzioni.

L’origine della vicenda è la conferma in appello della decisione di primo grado con cui era stata dichiarata la nullità dei due ordini di acquisto di obbligazioni, con conseguente condanna della banca alla restituzione delle somme, per difetto di forma scritta del contratto di negoziazione titoli, a seguito del disconoscimento da parte dei contraenti di conformità della copia all’originale.
La banca ricorre per cassazione censurando l’affermazione secondo cui non erano stati indicati gli indizi gravi, precisi e concordanti di conformità e la statuizione secondo cui la produzione dei contratti originali era inammissibile in sede di appello.

Secondo la Cassazione il motivo è fondato, in quanto la contestazione di conformità di una copia all’originale ex art. 2719 c.c. non produce gli stessi effetti del disconoscimento della scrittura privata ex art. 215, comma 1, n. 2, c.p.c.. Infatti, chiarisce la Corte, mentre «il disconoscimento in mancanza di richiesta di verificazione preclude l’utilizzabilità della scrittura, la contestazione non impedisce al giudice di accertare la conformità all’originale anche mediante altri mezzi di prova, comprese le presunzioni».
A tal riguardo, secondo il recente indirizzo delle Sezioni Unite, «prova nuova indispensabile è quella idonea ad eliminare ogni possibile incertezza circa la ricostruzione fattuale accolta dalla pronuncia gravata, smentendola o confermandola senza lasciare margine di dubbio, oppure provando quel che era rimasto non dimostrato o non sufficientemente dimostrato, a prescindere dal rilievo che la parte interessata sia incorsa, per propria negligenza o per altra causa, nelle preclusioni istruttorie di primo grado».
Pertanto, secondo i Giudici di legittimità, la statuizione di inammissibilità dell’esibizione del contratto originale ai fini della valutazione di conformità della copia già prodotta in primo grado non è conforme a diritto, trattandosi di documento decisivo ai fini della dedotta nullità del contratto per carenza di forma scritta.
In accoglimento del ricorso, la Corte cassa la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello.

Tratto da “Diritto e Giustizia” 28 aprile 2020.

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INAIL E COVID 19

L’INAIL è competente anche nelle situazioni di contagio da coronavirus contratto in occasione di lavoro poiché l’evento è assimilato all’infortunio sul lavoro. Vedasi la Legge 24 aprile 2020 n. 27, all’art. 42, comma 2 che prevede: “Nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS-CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’INAIL che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato. Le prestazioni INAIL nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro.

L’INAIL, inquadra i casi di Covid 19 nella categoria degli infortuni sul lavoro e sono tutelati i lavoratori dipendenti e assimilati, i lavoratori parasubordinati, sportivi professionisti dipendenti e lavoratori appartenenti all’area dirigenziale.

Se l’episodio  che ha determinato il contagio non è noto o non può essere provato dal lavoratore, né si può comunque presumere che il contagio si sia verificato in considerazione delle mansioni/lavorazioni e di ogni altro elemento che in tal senso deponga, l’accertamento medico-legale seguirà l’ordinaria procedura ed ai fini della certificazione dell’avvenuto contagio si ritiene valida qualsiasi documentazione clinico-strumentale in grado di attestare, in base alle conoscenze scientifiche, il contagio stesso.

I datori di lavoro pubblico o privato assicurati all’INAIL, hanno l’obbligo di effettuare, come per gli altri casi di infortunio, la denuncia/comunicazione d’infortunio (ai sensi dall’articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 11247 e successive modificazioni).  Dalla data di conoscenza positiva, dell’avvenuto contagio

Per quanto riguarda la disciplina dell’infortunio in itinere, l’art. 12 decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, sancisce che l’assicurazione infortunistica opera nell’ipotesi di infortunio occorso a lavoratore assicurato durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro. Posto che in tale fattispecie non sono catalogati soltanto gli incidenti da circolazione stradale, anche gli eventi di contagio da nuovo coronavirus accaduti durante tale percorso sono configurabili come infortunio in itinere.

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COVID-19: LE MISURE GOVERNATIVE

Si intendono analizzare il DPCM del 22 marzo 2020, l’ordinanza del Ministero della Salute del 22 marzo 2020 e l’ordinanza della Regione Lombardia del 21 marzo 2020.

Il decreto entrato in vigore lunedì 23 marzo, autorizza, in un elenco di 80 voci, solamente le attività che erogano servizi di pubblica utilità o servizi essenziali, che non incorrono nella sospensione obbligatoria prevista a partire da mercoledì 25, per contenere l’epidemia del Coronavirus. Sull’individuazione delle attività professionali definite come “essenziali” gravano alcune incertezze.

Le imprese non comprese nell’elenco possono proseguire le loro attività solamente in modalità smart-working. Allo scopo di promuovere questo modello organizzativo, la Regione Lombardia ha pubblicato un bando rivolto alle piccole e medio-imprese lombarde. Come si evince nell’avviso, lo scopo è quello di consentire “una maggiore flessibilità per quanto riguarda il luogo e i tempi di lavoro” e “incrementare la produttività e aumentare il benessere di lavoratori e lavoratrici”.

I datori di lavoro, iscritti alla Camera di Commercio o in possesso di partita Iva, con almeno 3 dipendenti, potranno presentare domanda online a partire dal 2 aprile 2020 fino al 15 dicembre 2012.

Il supporto, a fondo perduto, sarà erogato sotto forma di voucher il cui valore oscilla dai 7.500 euro ai 22.500 Euro. Potrà essere utilizzato sia per attivare servizi di consulenza mirati all’adozione di un piano di smart working con relativo accordo aziendale o regolamento aziendale approvato e pubblicizzato nella bacheca e nella intranet aziendale, sia per l’acquisto di strumenti tecnologici necessari alla sua attuazione.

Il Decreto Legge 17 marzo 2020 n.18, c.d. “Cura Italia” recante misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, introduce una molteplicità di previsioni ed è così suddiviso:

– Titolo I: Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale (artt. 1 – 18);

– Titolo II: Misure a sostegno del lavoro (artt. 19 – 48);

– Titolo III: Misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario (artt. 49 – 59);

– Titolo IV: Misure fiscali a sostegno della liquidità delle famiglie e delle imprese (artt. 60 – 71);

– Titolo V: Ulteriori disposizioni (artt. 72 -127).

Tra le disposizioni di maggiore interesse figurano: misure di sicurezza per i lavoratori; interventi speciali in materia di ammortizzatori sociali per tutti i pubblici esercizi; introduzione di un’indennità per i lavoratori autonomi; fondi di solidarietà; interventi temporanei sul regime ordinario del Fondo di Garanzia delle PMI, volti ad es. a ridurre i costi del credito d’impresa; attuazione del fondo c.d. Gasparrini anche per i liberi professionisti e lavoratori autonomi; incentivi alle imprese per la cessione di crediti deteriorati; fino al 30.09.2020 impossibilità di revoca di aperture di credito e prestiti a fronte di anticipi su crediti esistenti al 29.02.2020; proroga al 20.03.20 dei termini per i versamenti (inclusi previdenziali, assistenziali e premi assicurativi) nei confronti delle pubbliche amministrazioni; sospensione dei termini di pagamento dell’Iva in scadenza nel mese di marzo 2020; credito d’imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro; credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione relativo al mese di marzo 2020 per gli immobili C1;  sospensione dei termini dei versamenti scadenti tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione.

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LE ULTIME DAL CONSIGLIO DI STATO SUL CODICE DELLA CRISI D’IMPRESA E DELL’INSOLVENZA

La Sezione Consultiva per gli Atti, lo scorso 24 aprile, ha reso il parere sulle disposizioni integrative e correttive (ex art. 1, c. 1, L. n. 20/2019) al D.Lgs. n. 14/2019 recante il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”.

Adeguamento alle circolari presidenziali. Nel dettaglio, la Sezione ha rilevato la necessità di rivedere il testo del decreto correttivo per adeguarlo alle circolari della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 20 aprile 2001, n. 1.1.26/10888/9.92 (Regole e raccomandazioni per la formulazione tecnica dei testi legislativi) e del 2 maggio 2001, n. 1/1.1.26/10888/9.92 (Guida alla redazione dei testi normativi).

Tenore delle integrazioni e modifiche. Viene osservato poi che l’Amministrazione ha spesso sostituito integralmente interi articoli e commi anche per aggiunte e inserimenti minimi. A tal proposito la Sezione raccomanda pertanto di formulare il decreto correttivo con la tecnica della novella, limitandolo alle sole disposizioni effettivamente modificate, così evitando la riproduzione integrale nel decreto di intere disposizioni identiche a quelle contenute nel Decreto legislativo n. 14 del 2019.

Sul rinvio dell’entrata in vigore. Inoltre, viene preso con favore dalla Sezione il rinvio dell’entrata in vigore del Codice il 1° settembre 2021, come stabilito dall’art. 5 D.L. n. 23/2020.

A parere della Sezione «si tratta di scelta opportuna per evitare che il codice entri in vigore in un momento prossimo all’attuale emergenza sanitaria che, inevitabilmente, sta già causando pesanti ripercussioni sull’economia. In questo periodo potranno anche individuarsi differenti regole per la gestione delle crisi d’impresa derivanti dall’emergenza sanitaria, differenziando semmai il trattamento delle crisi economiche in cui le imprese si trovavano già prima dell’emergenza sanitaria da quelle derivanti dalla predetta emergenza».

Articoli. Infine, la Sezione Consultiva ha esaminato gli articoli meritevoli di osservazione, ponendo l’attenzione sull’art. 7, 8, 9, 10, 11, 12, 14, 15, 16, 18, 19, 21 25, 32, 33, 37, 38, 39, 40, 41 e 43

Tratto da “De Iure” Il Fallimentarista news del 30 aprile 2020

DIRITTO IMMOBILIARE

Gli avvocati Real Estate,  nelle declinazioni specialistiche dell’urbanistica, del contenzioso, della finanza, del risparmio gestito o della contrattualistica, negli ultimi anni hanno senza dubbio sperimentato una crescente popolarità, testimoniata dalle richieste di assistenza provenienti da sviluppatori multinazionali, fondi di investimento immobiliari, banche, società di intermediazione e studi di ingegneria e architettura, nonché dalle offerte di lavoro formulate da altri studi legali e società di headhunting.

LSC, grazie alle competenze ed al costante aggiornamento dei suoi professionisti, è in grado di fornire consulenze altamente specializzate in materia di diritto immobiliare, assistendo i propri clienti in ambito sia stragiudiziale che giudiziale.

I professionisti che in LSC si occupano di real estate hanno maturato una serie di significative competenze nell’ambito del diritto immobiliare, tra cui:

  • due diligence per investimenti diretti ed acquisizioni di società ed aziende immobiliari;
  • assistenza nella stipula di contratti di mutuo e finanziamento;
  • analisi e valutazione della normativa urbanistica e ambientale;
  • contenzioso e arbitrati;
  • pianificazione fiscale per operazioni di investimento nazionali ed internazionali (pianificazione di acquisti, locazioni e dismissioni, distribuzione dei profitti dell’investimento, leva finanziaria, ecc.).