LSC Research

Lo Studio LSC si propone di sviluppare i processi di digitalizzazione interni ed esterni al fine di fornire ai clienti una interazione piena con i Professionisti che li affiancheranno nel loro percorso umano e legale.

Stiamo lavorando a software gestionali che consentiranno una sempre maggiore interazione utente – macchina e che permetterà ai clienti di prospettare i loro quesiti giuridici in form standardizzati ma con tempi di risposta migliorati e maggiore responsività contenutistica.

Inoltre saranno resi disponibili sul sito a cadenza periodica i materiali didattici dei corsi di approfondimento LSC, per consentire ai clienti di fruirne liberamente e di interagire su una piattaforma dedicata con il/i professionista/i di riferimento.

LSC e la Vocazione Internazionale

LSC mette al servizio della propria clientela la propria esperienza e la proprie competenze sia in ambito di diritto nazionale che in ambito di diritto internazionale.

E’ pertanto in grado di assistere clienti persone fisiche e società straniere, nell’ambito dei diversi settori del diritto, allorquando la problematica involga la comparazione delle norme appartenenti a diversi ordinamenti giuridici, al fine di stabilire la normativa applicabile al caso sottoposto.

Questo servizio è garantito dalla specifica competenza dei professionisti dello studio, di formazione multidisciplinare, nonché dall’approfondita conoscenza da parte dei professionisti del diritto europeo ed internazionale privato.

A titolo esemplificativo, LSC può offrire ai propri clienti:

  • assistenza in materia di diritto dell’Unione Europea;
  • gestione di operazioni correlate agli aiuti di Stato, ala libera circolazione di beni, persone, servizi e capitali nonché nei settori coinvolti dai processi di liberalizzazione (energia, trasporti, comunicazioni);
  • interpretazione e applicazione di convenzioni internazionali, e assistenza in sede contenziosa;
  • gestione di conflitti di competenza, determinazione della giurisdizione ed esecuzione delle sentenze, anche in materia di insolvenza internazionale.
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TEG – DIFENDERSI DALL’USURA E RECUPERARE GLI INTERESSI

La verifica della regolarità dei contratti di mutuo o di finanziamento sottoscritti dai clienti è un argomento di estrema attualità.

È possibile giungere ad ottenere la nullità del contratto e recuperare gli interessi corrisposti, allorché sia stato superato il tasso soglia di usura.

Alla luce della recente sentenza n. 23250 emanata in data 5 febbraio 2020 dal Tribunale di Bari, ai fini della determinazione del TEG, devono prendersi in considerazione tutti i costi del finanziamento, anche quelli solamente potenziali, concludendo che, nel caso di superamento del tasso soglia che determina l’usura, ai sensi dell’art. 1815 co.2 c.c., le clausole con le quali sono stati convenuti gli interessi siano nulle e non siano dovuti interessi di qualunque natura.

Con “TEG” è indicato il Tasso Effettivo Globale inerente al rapporto. Il suo calcolo consente di accertare che il costo delle operazioni di credito praticate dalle banche o dagli intermediatori finanziari non presentino carattere usurario. Attraverso il TEG si stabilisce il tasso massimo di interesse che non può essere oltrepassato da chi concede un prestito. È regolato secondo le disposizioni della legge n. 108 del 1996: una normativa che agisce proprio contro l’usura.

Il TEG viene segnalato su base annuale alla Banca d’Italia, per determinare le soglie oltre le quali si andrebbe a cadere nel reato di usura. Per il suo calcolo si devono considerare tutti i TEG segnalati dagli intermediari. In questo modo si arriva a determinare il tasso effettivo globale medio. Questo valore viene aumentato della metà e costituisce la soglia di usura, che non deve essere oltrepassata quando si concede un finanziamento.

La giurisprudenza cui aderisce la sentenza in esame (Tra le altre Cass. nn. 602 e 603 del 2013, n. 350/2013) afferma che sono soggetti alla verifica del rispetto delle soglie di usura non soltanto gli interessi corrispettivi ma anche quelli di mora. Inoltre, ai fini della determinazione del Tasso Effettivo Globale inerente al rapporto, devono prendersi in considerazione tutti i costi del finanziamento, anche quelli solamente potenziali, tra cui le spese di istruttoria, la commissione o penale di risoluzione anticipata e i contratti assicurativi direttamente collegati al finanziamento.

Nella sentenza si legge che, una volta valutata la ricostruzione del tasso extra-soglia pattuito, l’art. 1815 co.2 c.c. sancisce la nullità delle clausole con le quali sono stati convenuti gli interessi, ovvero la gratuità del contratto, non essendo dovuti interessi tout court, di qualunque natura essi siano, secondo quanto può evincersi sul piano normativo anche dall’art. 1, co. 1, d. l. n. 394/2000, convertito nella legge n. 24/2001, di interpretazione autentica dell’art. 644 c.p., ove si dispone che “ai fini dell’applicazione dell’articolo 644 del codice penale e dell’articolo 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”.

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Le ordinanze contingibili ed urgenti sono un’eccezione al principio di legalità dell’azione amministrativa.

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 19/12/2019, n.175

Con la pronuncia sopra menzionata si specifica che in ossequio al principio di legalità dell’azione amministrativa, i poteri amministrativi – e, quindi, i provvedimenti che di tali poteri sono espressione – sono tipici e nominati.

Una parziale eccezione a tali principi è costituita dal potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti (potere che, nella Provincia di Trento, è previsto dall’art. 62 della l. reg. n. 2/2018), ossia provvedimenti volti a far fronte a situazioni di urgente necessità, concreta ed attuale, che non potrebbero essere affrontare e risolte in maniera efficace con gli strumenti ordinari.

Difatti, tali provvedimenti sono nominati, ma costituiscono strumenti atipici per quanto attiene al contenuto, fissando la legge unicamente i presupposti per l’esercizio del potere di ordinanza, ma non il contenuto delle ordinanze, in quanto le situazioni di urgenza che possono concretamente verificarsi non sono prevedibili a priori e, quindi, non è possibile predeterminare la misura da adottare nel caso concreto per fronteggiare la situazione di urgenza.

La pronuncia in commento offre lo spunto per la trattazione dello specifico potere di emanare ordinanze in deroga a quanto stabilito dal Governo, argomento divenuto di particolare attualità proprio in occasione dell’emergenza epidemiologica legata al Covid-19.

Sebbene il dibattito dottrinale tra giuristi sia aperto, lo stesso Governo, ad esempio, con il Dpcm 26 aprile 2020, all’articolo 10, rubricato Disposizioni finali, sembra sancire la liceità delle ordinanze in deroga statuendo che: “Si continuano  ad  applicare  le  misure  di  contenimento  piu' restrittive adottate dalle Regioni, anche d'intesa  con  il  Ministro della  salute,  relativamente  a  specifiche  aree   del   territorio regionale”.
 
In questo quadro, non sarà certo sfuggito all’occhio dei giuristi più attenti, quanto precisato dall’ordinanza regionale Lombardia n. 537 del 30/04/2020 che al penultimo paragrafo delle premesse recita: “RITENUTO che il potere di ordinanza regionale, in specie ai fini dell’adozione di misure più restrittive di quelle statali e quindi rigorosamente funzionali alla tutela della salute trovi tuttora il suo attuale fondamento negli art. 32 e 117, 3° Cost. oltreché sugli artt. 32 della legge n. 833/1978 e 117 del Decreto legislativo n. 112/1998”.
 

Sulla scorta dell’acuto brocardo «Necessitas non habet legem, sed ipsa sibi facit legem» (la necessità non conosce leggi, ma diventa essa stessa legge) si può certamente affermare che il dibattito sull’interpretazione dei fondamenti normativi del potere di ordinanza regionale in deroga è quantomai aperto.