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La finanza sostenibile nell’Unione Europea

Il cambiamento climatico è sicuramente uno delle più grandi sfide di questa generazione e, allo stesso tempo, rappresenta un’opportunità per costruire un modello economico più equo, efficiente e competitivo.

Su queste considerazioni, la Commissione Europea ha formulato la strategia di trasformare l’economia e la società europea fissando quali obiettivi principali la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile e, a tal proposito (dopo varie tappe negli anni), nel 2019 ha presentato il Green Deal europeo.

Per raggiungere gli obiettivi fissati nel Green Deal, la Commissione Europea ha posto al centro della sua strategia la cd. “finanza sostenibile” (cioè quella finanza che tiene nella giusta considerazione fattori ambientali e sociali nel processo decisionale di investimento). Difatti, negli ultimi anni è aumentata la considerazione dei fattori ESG (Environmental, Social, Governance) da parte delle società, degli investitori istituzionali, degli intermediari finanziari e degli intermediari dell’informazione attivi nella valutazione della sostenibilità di imprese e investimenti.

Queste tematiche (e in particolare l’acronimo ESG), pur oggetto da tempo di numerose iniziative regolamentari a livello europeo, sono rimaste per molto tempo avvolte da incertezza sui contenuti e sui loro aspetti. Ciò ha portato allo svilupparsi di differenti prassi di mercato: in particolare, gli operatori si sono allineati a schemi operativi variegati in occasione dell’emissione e della strutturazione degli strumenti finanziari ESG.

Pertanto, al fine di dare una definizione chiara dei criteri ESG e creare standard uniformi all’interno dell’Unione Europea e orientare i flussi di capitale verso gli obiettivi di garantire una transizione equa, competitiva e verde entro il 2030, il legislatore Europeo ha voluto “creare un linguaggio comune per la finanza sostenibile, ovvero un sistema unificato di classificazione dell’UE o “tassonomia” per definire ciò che è sostenibile e identificare gli ambiti in cui gli investimenti sostenibili possono incidere maggiormente[1].

Il Regolamento “tassonomia” 2020/852

Nel giugno 2020 il Parlamento Europeo ha quindi emanato il Regolamento 2020/852, con il quale stabilisce i criteri per determinare se un’attività economica possa considerarsi ecosostenibile, al fine di individuare il grado di ecosostenibilità di un investimento. In questo documento viene definita la “tassonomia” degli investimenti che possono considerarsi green[2].

Grazie anche a queste definizioni delineate dall’Unione Europea, gli operatori del mercato sono in grado di strutturare più accuratamente prodotti finanziari sostenibili volti ad attrarre investitori che abbiano l’obiettivo di raggiungere la transizione ecologica, economica e sociale.

Green Bond e Greenwashing

Uno strumento che a cui il mercato guarda con particolare favore, e che viene fortemente in rilievo per il raggiungimento di questi obiettivi, sono sicuramente i green bond, ossia obbligazioni la cui emissione è legata a progetti tesi al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità ambientale, e al fine di allineare questi prodotti finanziari al Regolamento Tassonomia ed incentivare il finanziamento degli investimenti sostenibili, lo scorso luglio 2021 la Commissione europea ha presentato una proposta di Regolamento[3] relativa ai green bond europei, al fine di introdurre dei requisiti uniformi e standardizzati per gli emittenti di obbligazioni green. Allo stesso tempo, mediante la suddetta proposta, la Commissione europea intende perseguire l’obiettivo di una maggiore trasparenza. Nello specifico, l’adesione ad uno standard volontario consentirà agli emittenti di utilizzare la denominazione di “European Green Bond”.

Gli sforzi dell’UE di creare una tassonomia degli investimenti sostenibili non sono limitati soltanto a promuovere l’efficienza del mercato green, ma si innestano altresì sulla volontà di ridurre al minimo il rischio di greenwashing, ossia quelle pratiche commerciali che descrivono un prodotto finanziario come ‘verde’ oppure ‘sostenibile’, al solo fine di migliorarne l’immagine e renderlo più attraente per gli investitori, anche laddove non rispetti standard ambientali di base.

Dal Green Deal al futuro

Il legislatore europeo all’inizio del secolo corrente ha disegnato un progetto di ampio respiro al fine di rendere l‘Unione Europea un luogo più equo, stabile e verde.

Dal Green Deal europeo è emerso chiaramente che per compiere la transizione verso un’economia climaticamente neutra e realizzare gli obiettivi di sostenibilità ambientale dell’Unione Europea occorrono ingenti investimenti in tutti i settori economici.

A questo fine l’organo esecutivo europeo ha sviluppato una strategia sulla finanza sostenibile, che grazie al processo normativo europeo, in continua evoluzione, è dunque orientato alla generazione di finanziamenti privati utili alla realizzazione degli obiettivi climatici e di lotta alle sfide ambientali.

Autore: Dott. Eugenio Federici


[1] Commissione Europea – Comunicato Stampa “Finanza sostenibile: il piano d’azione della Commissione per un’economia più verde e più pulita”. Bruxelles, 8 marzo 2018

[2] Cioè quelli che perseguono gli obiettivi citati dall’articolo 9 dello stesso Regolamento: la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’adattamento ai cambiamenti climatici; l’uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine; la transizione verso un’economia circolare; la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento; la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

[3] Proposta di Regolamento COM(2021) 391

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Il piano di liquidazione ex legge 3/2012

Scopo principale della Legge 3/2012 è quello di disciplinare la fattispecie del Sovraindebitamento e di proporre al debitore in crisi diverse soluzioni con le quali poter fronteggiare il suo stato di insolvenza.

Tra le soluzioni proposte dalla Legge in questione abbiamo il Piano di liquidazione; quest’ultimo è finalizzato alla liquidazione del patrimonio del soggetto che si trovi in stato di crisi o insolvenza. Attraverso La liquidazione del patrimonio dunque, si procede con la vendita di tutti i beni del debitore, fatti salvi quelli impignorabili, e la cessione dei suoi crediti.

A differenza delle altre soluzioni disciplinate, possono ricorrervi tutti i soggetti in grado di accedere alla disciplina descritta per il sovraindebitamento. Inoltre, nella liquidazione del patrimonio non è previsto un piano di ristrutturazione del debito, ma solamente la formazione dello stato del passivo e successivamente la vendita dei beni del debitore al fine di distribuire il ricavato tra i creditori. I requisiti di accesso vengono disciplinati all’art. 14-ter l.3/2012.

Quanto alla procedura, il debitore vi accede mediante domanda autonoma o per conversione. Alla domanda di accesso è importante allegare anche la relazione dell’organismo di composizione della crisi, nella quale sono descritte le ragioni del sovraindebitamento nonché il giudizio sull’attendibilità della documentazione prodotta.

Successivamente il Giudice dichiara aperta la liquidazione con decreto e nomina il Liquidatore. Quest’ultimo dovrà redigere l’inventario dei beni e di comunicare ai creditori la possibilità di partecipare alla liquidazione, attraverso l’invio, entro un termine stabilito.

Al termine della liquidazione il Giudice, verificata la conformità con quanto previsto nel programma, provvede a svincolare le somme e a ordinare la cancellazione di iscrizioni e trascrizioni, dichiarando chiusa la procedura.