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Maternità anticipata: quando si può chiedere e come fare domanda

La sospensione dal lavoro per maternità è attualmente prevista normalmente per il periodo che va da due mesi prima del parto a tre mesi successivi al parto. In alcuni casi, tuttavia, è possibile chiedere la maternità anticipata, che inizia prima del periodo obbligatorio previsto per legge.

Chi può effettuare la richiesta di maternità anticipata?

La maternità anticipata può essere richiesta da tutte le donne lavoratrici, sia nel settore privato che pubblico, quando si tratta di situazioni classificate come gravidanza a rischio e/o lavoro a rischio.

Spetta quindi:

  1. In caso di gravi complicanze della gravidanza e/o ove vi siano preesistenti forme morbose che possano aggravarsi durante la gravidanza (gravidanza a rischio);
  2. In caso di sussistenza di condizioni di lavoro, comprese quelle ambientali, che possano negativamente influire sulla salute della donna o del bambino (lavoro a rischio);

Il lavoro a rischio potrebbe per esempio configurarsi per certe tipologie di lavoro manuale, che implichi il sollevamento dei pesi oppure lo svolgimento di un lavoro pericoloso, faticoso e/o insalubre senza la possibilità di spostamento ad altre mansioni compatibili con la gravidanza.

Come si richiede?

Per accedere alla maternità anticipata, bisogna verificare che sussistano determinati requisiti. La procedura può variare in base alla regione, ma è comunque necessario presentare all’INPS (per via telematica o cartacea):

  • Domanda di interdizione anticipata dal lavoro;
  • Certificato medico del ginecologo accreditato dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Il certificato deve attestare la presenza di complicanze gravi e/o condizioni morbose preesistenti che potrebbero aggravarsi con la gravidanza.
  • Certificato medico di gravidanza redatto da medico della ASL.

Come funziona la maternità anticipata?

Durante la maternità anticipata, l’indennità corrisposta rimane la stessa che verrebbe corrisposta in condizioni normali. Si tratta quindi l’80% dello stipendio medio giornaliero, basato su quanto percepito nel mese precedente alla sospensione del lavoro.

Alcuni contratti collettivi prevedono un’integrazione sino ad arrivare al 100% dello stipendio.

La visita fiscale non è richiesta sino al settimo mese, mese in cui è comunque obbligatorio comunque fare domanda per maternità obbligatoria.

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LSC è partner di Oktopous nel percorso “Diversity&Disability”

LSC è orgoglioso di essere nuovamente partner di Oktopous nel percorso “Diversity&Disability – Un percorso per parlare e studiare nuovi metodi per includere le diverse abilità”.

Nella presente edizione, lo studio LSC interverrà venerdì 19 novembre; l’intervento vedrà la partecipazione di Matteo Caronni, eccellenza nell’ambito di Diversity&Inclusion, e verterà su tematiche inerenti all’inclusività delle persone diversamente abili nel mondo del lavoro, già a partire dalla fase di recruiting. In particolare, si parlerà di:

  • Checklist come strumento per superare le diversità e identificare le skills;
  • Accomodamento ragionevole e logistica inclusiva;
  • Privacy  e recruiting: tecniche di gestione dell’asimmetria informativa.

Scarica qui il programma e contattaci per saperne di più!

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Il Piano del Consumatore ex Legge 3/2012

Tra le procedure descritte alla Legge 3/2012 vi è il piano del consumatore.

Quanto all’ambito soggettivo di applicazione, questa procedura interessa il consumatore persona fisica così come descritto all’art. 6, comma 2, lett. b), ma non solo, difatti a seguito di una recente modifica apportata dalla l.n. 176 del 2020, ed in particolare del nuovo art. 7 bis derubricato “procedure familiari” è stata introdotta la possibilità per i componenti di una stessa famiglia di presentare un’unica procedura di composizione della crisi.

I presupposti

Come per le altre procedure disciplinate dalla Legge 3 /2012, anche il piano del consumatore richiede l’avverarsi di alcuni presupposti: che il debitore non sia sottoposto a diversa procedura concorsuale; non abbia utilizzato altre procedure previste dalla Legge 3/2012 nei cinque anni precedenti. Il debito deve essere quindi di ammontare tale da non permettere al consumatore di risanarlo con il proprio patrimonio.

Con riguardo all’aspetto puramente procedurale, distinguiamo diverse fasi: come prima cosa Il debitore può rivolgersi ad un professionista (advisor) insieme al quale si adopererà per raccogliere la documentazione utile. In secondo luogo, il debitore dovrà all’OCC tutte le informazioni rilevanti riguardo alla sua situazione debitoria e reddituale nonché individuare i vari creditori.

Il Piano di ristrutturazione

L’OCC predispone un piano di ristrutturazione del debito che, in base alle effettive disponibilità del debitore e alle sue necessità di sostentamento, preveda il pagamento di una quota percentuale dei vari crediti esistenti. Oltre alla predisposizione del piano, l’organismo per la composizione della crisi provvede alla stesura di una relazione.

 A questo punto, l’OCC deposita in tribunale la proposta di piano e la relazione, chiedendone l’omologazione da parte del giudice.
Il provvedimento di accoglimento o di rigetto della proposta deve pervenire entro seimesi dal deposito.
Se il giudice ritiene la proposta meritevole d’accoglimento, omologa il piano del consumatore.

Al termine del periodo di pagamento previsto nel piano del consumatore omologato, il debitore sarà legittimamente considerato libero a tutti gli effetti da ogni debito.

Autore: dott.ssa Venere Soave

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La finanza sostenibile nell’Unione Europea

Il cambiamento climatico è sicuramente uno delle più grandi sfide di questa generazione e, allo stesso tempo, rappresenta un’opportunità per costruire un modello economico più equo, efficiente e competitivo.

Su queste considerazioni, la Commissione Europea ha formulato la strategia di trasformare l’economia e la società europea fissando quali obiettivi principali la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile e, a tal proposito (dopo varie tappe negli anni), nel 2019 ha presentato il Green Deal europeo.

Per raggiungere gli obiettivi fissati nel Green Deal, la Commissione Europea ha posto al centro della sua strategia la cd. “finanza sostenibile” (cioè quella finanza che tiene nella giusta considerazione fattori ambientali e sociali nel processo decisionale di investimento). Difatti, negli ultimi anni è aumentata la considerazione dei fattori ESG (Environmental, Social, Governance) da parte delle società, degli investitori istituzionali, degli intermediari finanziari e degli intermediari dell’informazione attivi nella valutazione della sostenibilità di imprese e investimenti.

Queste tematiche (e in particolare l’acronimo ESG), pur oggetto da tempo di numerose iniziative regolamentari a livello europeo, sono rimaste per molto tempo avvolte da incertezza sui contenuti e sui loro aspetti. Ciò ha portato allo svilupparsi di differenti prassi di mercato: in particolare, gli operatori si sono allineati a schemi operativi variegati in occasione dell’emissione e della strutturazione degli strumenti finanziari ESG.

Pertanto, al fine di dare una definizione chiara dei criteri ESG e creare standard uniformi all’interno dell’Unione Europea e orientare i flussi di capitale verso gli obiettivi di garantire una transizione equa, competitiva e verde entro il 2030, il legislatore Europeo ha voluto “creare un linguaggio comune per la finanza sostenibile, ovvero un sistema unificato di classificazione dell’UE o “tassonomia” per definire ciò che è sostenibile e identificare gli ambiti in cui gli investimenti sostenibili possono incidere maggiormente[1].

Il Regolamento “tassonomia” 2020/852

Nel giugno 2020 il Parlamento Europeo ha quindi emanato il Regolamento 2020/852, con il quale stabilisce i criteri per determinare se un’attività economica possa considerarsi ecosostenibile, al fine di individuare il grado di ecosostenibilità di un investimento. In questo documento viene definita la “tassonomia” degli investimenti che possono considerarsi green[2].

Grazie anche a queste definizioni delineate dall’Unione Europea, gli operatori del mercato sono in grado di strutturare più accuratamente prodotti finanziari sostenibili volti ad attrarre investitori che abbiano l’obiettivo di raggiungere la transizione ecologica, economica e sociale.

Green Bond e Greenwashing

Uno strumento che a cui il mercato guarda con particolare favore, e che viene fortemente in rilievo per il raggiungimento di questi obiettivi, sono sicuramente i green bond, ossia obbligazioni la cui emissione è legata a progetti tesi al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità ambientale, e al fine di allineare questi prodotti finanziari al Regolamento Tassonomia ed incentivare il finanziamento degli investimenti sostenibili, lo scorso luglio 2021 la Commissione europea ha presentato una proposta di Regolamento[3] relativa ai green bond europei, al fine di introdurre dei requisiti uniformi e standardizzati per gli emittenti di obbligazioni green. Allo stesso tempo, mediante la suddetta proposta, la Commissione europea intende perseguire l’obiettivo di una maggiore trasparenza. Nello specifico, l’adesione ad uno standard volontario consentirà agli emittenti di utilizzare la denominazione di “European Green Bond”.

Gli sforzi dell’UE di creare una tassonomia degli investimenti sostenibili non sono limitati soltanto a promuovere l’efficienza del mercato green, ma si innestano altresì sulla volontà di ridurre al minimo il rischio di greenwashing, ossia quelle pratiche commerciali che descrivono un prodotto finanziario come ‘verde’ oppure ‘sostenibile’, al solo fine di migliorarne l’immagine e renderlo più attraente per gli investitori, anche laddove non rispetti standard ambientali di base.

Dal Green Deal al futuro

Il legislatore europeo all’inizio del secolo corrente ha disegnato un progetto di ampio respiro al fine di rendere l‘Unione Europea un luogo più equo, stabile e verde.

Dal Green Deal europeo è emerso chiaramente che per compiere la transizione verso un’economia climaticamente neutra e realizzare gli obiettivi di sostenibilità ambientale dell’Unione Europea occorrono ingenti investimenti in tutti i settori economici.

A questo fine l’organo esecutivo europeo ha sviluppato una strategia sulla finanza sostenibile, che grazie al processo normativo europeo, in continua evoluzione, è dunque orientato alla generazione di finanziamenti privati utili alla realizzazione degli obiettivi climatici e di lotta alle sfide ambientali.

Autore: Dott. Eugenio Federici


[1] Commissione Europea – Comunicato Stampa “Finanza sostenibile: il piano d’azione della Commissione per un’economia più verde e più pulita”. Bruxelles, 8 marzo 2018

[2] Cioè quelli che perseguono gli obiettivi citati dall’articolo 9 dello stesso Regolamento: la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’adattamento ai cambiamenti climatici; l’uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine; la transizione verso un’economia circolare; la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento; la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

[3] Proposta di Regolamento COM(2021) 391

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Il piano di liquidazione ex legge 3/2012

Scopo principale della Legge 3/2012 è quello di disciplinare la fattispecie del Sovraindebitamento e di proporre al debitore in crisi diverse soluzioni con le quali poter fronteggiare il suo stato di insolvenza.

Tra le soluzioni proposte dalla Legge in questione abbiamo il Piano di liquidazione; quest’ultimo è finalizzato alla liquidazione del patrimonio del soggetto che si trovi in stato di crisi o insolvenza. Attraverso La liquidazione del patrimonio dunque, si procede con la vendita di tutti i beni del debitore, fatti salvi quelli impignorabili, e la cessione dei suoi crediti.

A differenza delle altre soluzioni disciplinate, possono ricorrervi tutti i soggetti in grado di accedere alla disciplina descritta per il sovraindebitamento. Inoltre, nella liquidazione del patrimonio non è previsto un piano di ristrutturazione del debito, ma solamente la formazione dello stato del passivo e successivamente la vendita dei beni del debitore al fine di distribuire il ricavato tra i creditori. I requisiti di accesso vengono disciplinati all’art. 14-ter l.3/2012.

Quanto alla procedura, il debitore vi accede mediante domanda autonoma o per conversione. Alla domanda di accesso è importante allegare anche la relazione dell’organismo di composizione della crisi, nella quale sono descritte le ragioni del sovraindebitamento nonché il giudizio sull’attendibilità della documentazione prodotta.

Successivamente il Giudice dichiara aperta la liquidazione con decreto e nomina il Liquidatore. Quest’ultimo dovrà redigere l’inventario dei beni e di comunicare ai creditori la possibilità di partecipare alla liquidazione, attraverso l’invio, entro un termine stabilito.

Al termine della liquidazione il Giudice, verificata la conformità con quanto previsto nel programma, provvede a svincolare le somme e a ordinare la cancellazione di iscrizioni e trascrizioni, dichiarando chiusa la procedura.