Verso la proroga dello stop ai licenziamenti al 30 giugno

Verso la proroga dello stop ai licenziamenti al 30 giugno

Torna centrale in materia di lavoro il tema del blocco dei licenziamenti. Con il “Decreto Cura Italia” n. 18 del 17 marzo 2020 è stato previsto infatti lo stop a procedere al licenziamento dei lavoratori, fortemente a rischio a seguito della chiusura delle attività dovuta alla pandemia da Covid 19. In particolare, il blocco riguardava le procedure di licenziamento collettivo, i licenziamenti individuali o plurimi per giustificato motivo oggettivo, e anche le procedure di conciliazione obbligatoria per i lavoratori in tutele reali (ante Jobs Act).

In particolare, Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, disciplinato dalla legge 15 luglio 1966, n. 604 (“Norme sui licenziamenti individuali”) è una tipologia di licenziamento che si concretizza per motivi strettamente correlati all’attività produttiva e ha motivazioni di carattere economico relativi alla vita dell’azienda, che possono andare dalla soppressione della posizione lavorativa, con riorganizzazione del lavoro e delle mansioni, fino alla gestione di una situazione di crisi aziendale. Si tratta, dunque, di fattispecie di licenziamenti riconducibili ai rapporti di lavoro subordinato, non ai contratti parasubordinati (che in genere sono risolvibili con più facilità), dal momento che le interruzioni per giustificato motivo oggettivo riguardano tendenzialmente solo i lavoratori dipendenti. Il blocco ha, come già specificato, anche previsto il divieto di avviare procedure di licenziamento collettivo (in questo caso il riferimento è alle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223).

Al fine di tutelare i lavoratori che, nel corso dell’emergenza sanitaria, potrebbero trovarsi senza un’occupazione, il precedente governo aveva disposto anche la sospensione delle procedure di licenziamento pendenti avviate in data successiva al 23 febbraio 2020. A seguito di tale misura, altri Decreti si sono susseguiti, prorogando il blocco di mese in mese; attualmente, il termine è fissato al 31 marzo 2021. Alla luce di tale situazione, nelle ultime ore è emersa la notizia secondo cui il nuovo governo attraverso il prossimo “Decreto Sostegno”, che attingerà ai 32 miliardi di scostamento di bilancio autorizzato dal Parlamento, andrebbe verso un’ulteriore proroga del blocco fino al 30 giugno, con un rifinanziamento della cassa integrazione ordinaria Covid. Anche con la nuova proroga, dovrebbero rimanere escluse dal blocco:

– le imprese che hanno cessato l’attività;

– le imprese dichiarate fallite quando non sia previsto l’esercizio provvisorio; – le imprese nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo

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La Questione Sull’ammissione Al Patrocinio A Spese Dello Stato E Gestione Della Crisi Da Sovraindebitamento

A 8 anni dall’entrata in vigore della disciplina sulla gestione della crisi da sovraindebitamento, in poche occasioni è stata posta la questione inerente all’ammissione del debitore al patrocinio per i non abbienti di cui all’art. 74 del DPR 115/2002.

La suddetta disposizione, infatti, limita l’accesso al beneficio ai soli casi di assistenza legale nei processi civile, penale, amministrativo, tributario, o di volontaria giurisdizione, apparentemente escludendone l’applicabilità alla assistenza profusa in relazione procedimento ex l.3/2012.

Tuttavia, alla luce del fatto che la procedura di sovraindevitamento è suddivisa in due parti, delle quali solo la seconda è un fase processuale vera e propria, perchè si svolge davanti al Giudice (sezione fallimentare), mentre la prima, prodromica alla seconda, consiste in una sorta di verifica di fattibilità della procedura stessa e si svolge con l’ausilio dell’OCC, emerge come l’ammissione al “gratuito patrocinio” del sovraindebitato, possa essere astrattamente ammissibile per la seconda fase, mentre diventa più difficile che lo stesso possa dirsi per la prima.

L’unica pronuncia in merito, che apre alla possibilità che il sovraindebitato veda garantitosi il supporto di una difesa tecnica anche in assenza dei mezzi reddituali necessari, proviene dalla Corte di Torino (sent. Trib. Torino, Sez. VI, del 16-11-2017 Est. Cecilia Marino)

In questa occasione, alla luce dei già citato art. 74 del T.U.S.G., che regola le ipotesi di ammissione al beneficio previsto per i non abbienti (per le ipotesi nelle quali le ragioni del richiedente non risultino manifestamente infondate), e il successivo art. 75 del T.U.S.G., che precisa al II comma che la disciplina del patrocinio a spese dello Stato si applica a condizione che il richiedente “debba o possa essere assistito da un difensore o da un consulente tecnico”, il Tribunale torinese – in sede monocratica – ha confermato lammissibilità al patrocinio a spese dello Stato nel caso di procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento ex lege 3/2012.

Il carattere assolutamente innovativo di questa pronuncia è da individuare nel fatto che il Tribunale di Torino abbia disposto l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato:

  • sia per procedimento avviato ex art. 15 della L. n. 3 del 2012 per la nomina di un professionista con funzioni di Occ;
  • sia per l’assistenza tecnica nella procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento.

In effetti, la pronuncia del Tribunale di Torino rientra in un filone dottrinale che ritiene superata l’idea per cui la procedura da sovraindebitamento sia pur sempre una procedura concorsuale e che pertanto soggiace al principio della par condicio creditorum. Ciò sta a significare che tutti i creditori del sovraindebitato (compresi l’OCC e il legale che lo assiste nel corso della procedura) non dovranno trovare soddisfazione all’esterno della procedura (come nel caso di remunerazione da parte dello Stato, in considerazione dell’ammissione al “gratuito patrocinio” da parte del sovraindebitato) ma sull’attivo della stessa. In definitiva, verrebbero violati sia il principio della par condicio creditorum, sia il principio del soddisfacimento dei creditori sull’attivo imponibile in caso di accesso al “gratuito patrocinio”.

Dunque, secondo il filone di pensiero in cui vi rientra la pronuncia del Giudice torinese, la procedura da sovraindebitamento, modellata senza alcun dubbio sulla base delle altre procedure concorsuali, è da considerarsi un istituto a sé stante, con una propria indipendenza strutturale, e che potrebbe atteggiarsi diversamente con riguardo alla questione del rispetto dei due summenzionati principi.

Inoltre, a sostegno dell’ammissibilità del sovraindebitato al “gratuito patrocinio”, vi è una seconda argomentazione: il riferimento è al ricorso alla c.d. finanza esterna anche nel sovraindebitamento. Questa consiste nella presenza di un terzo soggetto che, con fondi propri, interviene al fine di concorrere al pagamento dei debiti e che pertanto non ostacolerebbe la possibilità da parte dello Stato di sopportare, attraverso il “gratuito patrocinio”, i costi dell’OCC e del legale.

A conferma di ciò, il Giudice torinese, con la pronuncia del 16.11.2017, ha affermato che tanto nelle procedure concorsuali quanto nel sovraindebitamento trova spazio il ricorso alla c.d. finanza esterna.

In virtù di tale situazione, i creditori prededucibili (OCC e legale) potranno essere soddisfatti al di fuori della procedura, a spese dello Stato, solamente nell’ipotesi in cui il sovraindebitato rientri nelle soglie minime di reddito previste e che, per il 2021, ammontano a una somma pari a €11.746,68 (potrà, quindi, essere ammesso al gratuito patrocinio chi ha percepito un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a questo importo).

In conclusione, si ricorda anche la sentenza della Corte di Cassazione, n. 19215/2005, inerente all’ammissione al patrocinio a spese dello Stato in materia fallimentare, la quale, al fine di garantire al debitore la certezza di poter accedere alla difesa, rappresenta un’importante clausola di salvezza che previene ogni lesione del diritto di difesa costituzionalmente garantito”.

Infatti, tanto il diritto alla assistenza legale/processuale, quanto il diritto all’aiuto dello Stato per l’esercizio della difesa da parte dei non abbienti, sono diritti costituzionalmente garantiti, e, come tali, diritti di rango superiore rispetto a qualsiasi norma ordinaria, e dunque inviolabili dinanzi ai principi concorsuali (in tema di sovraindebitamento ed in tema di procedure concorsuali in senso stretto).

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Sempre più vicino lo stop di Tik Tok per gli utenti italiani di età inferiore ai 13 anni

La comunicazione arriva dal Garante della Privacy, a seguito di un accordo con Tik Tok volto ad impedire l’accesso a minori di 13 anni. Età che – ricordiamoci – sarebbe l’età minima stabilita dallo stesso Tik Tok ma raramente rispettata; a partire dal 9 febbraio, quindi, Tik Tok procederà con il blocco di tutti gli utenti italiani e chiederà loro di indicare nuovamente la propria data di nascita per continuare ad usare l’app.

La decisione è arrivata a seguito della tragica morte di una bambina di 10 anni a Palermo, presumibilmente collegata ad una “challenge” vista sulla piattaforma tale per cui si sarebbe inflitta l’auto-soffocamento (blackout challenge), ipotesi attualmente al vaglio della procura.

Il blocco è stato disposto sino al 15 febbraio, ma la piattaforma ad oggi risulta essere ancora in funzione. Le reazioni al blocco sono state molteplici, e indubbiamente la mossa del garante solleva non pochi interrogativi tra gli esperti del settore che si occupano di privacy e digitale.

Se, da un lato, alcuni sostengano che si vada a compromettere il diritto all’anonimato online, non si può ignorare, dall’altro, la crescente presenza di minori su social network rivolti, in realtà ad adulti, fenomeno preoccupante, peraltro inasprito da scarsi controlli all’ingresso. Scarsi controlli – inoltre – che accomunano molti social network; resta infatti da vedere come si muoverà il Garante con le altre piattaforme.

Per ora il blocco – secondo il garante –  rappresenta il primo passo di una soluzione che si preannuncia complessa e non priva di ostacoli; resta infatti possibile, per gli utenti, fornire un’età fasulla, spiega il Garante. Gli account che però dichiarano un account inferiore a 13 anni saranno bloccati in maniera indefinita. Precedentemente invece era possibile dichiarare, dopo 24 ore di blocco, un’età maggiore, permettendo così l’accesso al servizio.

L’obiettivo definitivo, da conseguirsi nei prossimi mesi, resta quello di impedire definitivamente l’accesso alla piattaforma ai minori di 13 anni. Per raggiungerlo, il Garante sta valutando l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per verificare l’età anagrafica, coadiuvati da una campagna informativa volta a sensibilizzare figli e genitori sui pericoli della piattaforma.

Tra le misure immediate, indubbiamente rilevante risulta l’introduzione nell’applicazione stessa di un pulsante che permetterà agli altri utenti di segnalare con estrema rapidità eventuali minori di 13 anni.

Alla domanda se verificare l’età degli utenti rappresenti o meno una violazione della privacy degli utenti risponde Guido Scorza, membro del Garante per la protezione dei dati personali (tratto da Intervista a Guido Scorza, Componente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Di Anna Masera, La Stampa, 24 gennaio 2021):

«Domanda difficile, specie per chi come me non ha tutte le competenze necessarie a rispondere. Probabilmente rispondo in maniera non esaustiva, ma non voglio sottrarmi. La mia idea è questa e mi sembra trovi qualche conferma in giro per il mondo: credo che i gestori di queste grandi piattaforme planetarie – perché il problema, naturalmente, non riguarda solo Tik Tok – dispongano di una quantità tale di informazioni sui loro utenti che attraverso soluzioni di big data e intelligenza artificiale potrebbero essere in grado se non di dire se un utente ha 13 o 14 anni, certamente di dire se ne ha 10 o 14, 10 o 50. Insomma, onestamente, credo che chi sa su di noi, talvolta più di noi stessi, con un po’ di impegno può far meglio di quanto faccia oggi per fare in modo che un servizio che esso stesso definisce riservato ai soli maggiori di tredici anni, non sia utilizzato da chi 13 anni non li ha. Penso semplicemente al fatto che un utente di dieci anni fruisce in maniera più ricorrente di contenuti diversi da quelli di un utente che ne ha 14 o 15, interagisce con lo smartphone, con lo schermo e con le interfacce in maniera a sua volta diversa, fa tap sullo schermo in modo differente o si sofferma di più su questo o quel particolare.”

Recentissima anche l’introduzione di una campagna informativa lanciata da Tik Tok, che informerà, tramite notifiche push, gli utenti riguardo al limite dell’età prima di bloccarli, rivolgendosi inoltre, tramite web e carta stampata, ai genitori, con ulteriore specifica del limite di età per accedere alla piattaforma.

È probabile e prevedibile una linea di azione similare con gli altri social, su cui sono state già avviate le indagini.

Un primo, fondamentale passo per rafforzare le azioni a tutela nei confronti dei più piccoli, spesso inconsapevoli utenti dei Social Media.

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Transazione Fiscale: Nuove Direttive in Tema di Valutazione delle Proposte di Trattamento del Credito Tributario Secondo la Circolare 34/E del 29 Dicembre 2020.

A chiusura dell’anno 2020 l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 34/E consultabile qui, ha formulato dei chiarimenti in materia di transazione fiscale, intendendosi per tale la proposta di trattamento del credito tributario presentata da un’impresa a fronte del particolare momento di emergenza mondiale conseguente all’epidemia da COVID-19.

I chiarimenti si sono resi necessari a seguito delle modifiche apportate alla disciplina del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti, introdotte dall’art. 3, comma 1-bis, del D.L. 7 ottobre 2020, n. 125, convertito dalla Legge 27 novembre 2020, n. 159.

La modifica ha apportato cambiamenti all’art. 180, comma 4, L.F. e all’art. 182 bis L.F., prevedendo che il Tribunale possa omologare il concordato preventivo o l’accordo di ristrutturazione dei debiti anche in mancanza di voto od adesione da parte dell’Amministrazione finanziaria quando ritenga, anche in base alle risultanze del professionista attestatore, che la proposta dell’imprenditore sia migliorativa rispetto all’ipotesi liquidatoria.

Pertanto, l’Agenzia delle Entrate ha elaborato un prospetto riepilogativo ed esplicativo in materia di transazione fiscale, includendo altresì specifiche relative ai rapporti con i rappresentanti dell’imprenditore in stato di crisi e con il commissario giudiziale, inquadrando la normativa relativa alla transazione fiscale, al concordato preventivo ed agli accordi di ristrutturazione dei debiti, e infine analizzando la figura del professionista attestatore, senza dimenticare di toccare i temi di finanza esterna e creditori strategici.

In primis, la circolare si sofferma sulla definizione della transazione fiscale, istituto regolato dall’art. 182 ter L.F. il quale rappresenta una particolare procedura tra Fisco e contribuente a fini appunto transattivi all’interno dell’alveo del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti (artt. 160, art. 182 bis e ss. L.F.).

Questa procedura permette al contribuente di accedere ad un pagamento in misura ridotta o dilazionata del credito tributario, sia esso privilegiato che chirografario.

Tale peculiare forma di transazione fiscale permette quindi di raggiungere uno scopo rilevante: soddisfare l’interesse erariale al versamento di quanto dovuto e al contempo salvaguardare la sopravvivenza delle aziende e delle società e di riflesso dell’economia, che non risente di una contrazione dei livelli occupazionali.

Fondamentale, come premesso, è l’analisi della figura del professionista attestatore da parte della circolare summenzionata.

Egli ha in particolare la funzione di attestare la veridicità dei dati aziendali e l’attuabilità dell’accordo proposto all’Erario, svolgendo altresì da garante a favore dei terzi e dei creditori che hanno un quadro completo della situazione che si verrà a delineare a seguito della sigla del patto.

Infatti, la relazione di attestazione che il professionista deve elaborare ha come scopo quello di rafforzare la credibilità degli impegni assunti dal debitore, valorizzando un piano di rientro volto a risanare dell’impresa e ripianare la situazione debitoria.

Gli articoli  180 e 182 bis L.F. prevedono che la relazione di attestazione può essere il fondamento del  Tribunale ai fini dell’omologa del concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, anche ove manchi, rispettivamente, il voto o dell’adesione dell’Amministrazione finanziaria.

L’Agenzia delle Entrate ha sopperito al vuoto normativo in merito ad un nucleo minimo di informazioni che la relazione deve contenere, prevedendo che esso sia comunque coerente e possa fondare la decisione del Tribunale in senso affermativo all’accordo, ove siano presenti i rilievi riconsucibili alla veridicità dei dati aziendali e alla fattibilità tecnico-finanziaria del piano.

Un aspetto che può pesare è la presenza di presidi finalizzati al controllo interno ed all’individuazione dei principali rischi aziendali (c.d. control risk, ineherent risk, detection risk).

Inoltre, il professionista dovrà verificare il rispetto di alcune asserzioni, quali ad esempio la corrispondenza tra le operazioni dichiarate abbiano avuto luogo nel periodo indicato, ovverosia verificare la veridicità dei dati accolti nel piano e di quelli contenuti nella documentazione allegata allo stesso, oltre gli elementi necessari alla sua predisposizione.

Con riferimento alla fattibilità tecnico-finanziaria del piano, la circolare precisa che l’attività di controllo deve innanzitutto partire dalla diagnosi delle cause che hanno portato ala crisi di impresa.

Sulla base di quanto contenuto nel piano, l’attestatore è chiamato ad accertare che i fattori di criticità siano stati puntualmente individuati e che, data la loro struttura ed intensità, sia possibile superarli.

La relazione di attestazione deve quindi contenere l’indicazione degli strumenti diagnostici utilizzati, la specificazione della completezza del quadro informativo messo a disposizione dal professionista l’esposizione dei risultati cui è pervenuto l’attestatore.

Per quanto concerne la fattibilità del piano, la circolare ritiene molto importante che dalla relazione emergano le specifiche analisi condotte dal professionista sulle principali ipotesi che il management pone a fondamento della strategia di risanamento.

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Nuove Misure in Materia di Sovraindebitamento – Convertito in Legge il Decreto Ristori, che Anticipa l’entrata In Vigore delle Modifiche alla Procedura ex L.3/2012 c.d. “Salva Suicidi”

Lo scorso dicembre il Senato ha approvato il maxiemendamento che ha sostituito il disegno di legge del primo Decreto Ristori, prevedendo l’entrata in vigore anticipata di una parte delle modifiche previste nel Codice della Crisi al fine di fronteggiare la crisi economica aggravata dalla pandemia da Covid-19.

La decisione è giunta dopo che le nuove misure erano state rimandate, in forza dell’art. 5 del D.L. 23/2020, al 1 settembre 2021 anziché al termine originario del 15 agosto 2020.

L’entrata in vigore anticipata è stata approvata anche dalla Camera dei Deputati, giungendo quindi ad avere piena efficacia con la conversione in legge del decreto ristori, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.319 del 24/12/2020.

Le principali novità, tutte contenute nell’allegato 1 qui consultabile, sono diverse.

Fra tutte, la più importante riguarda sicuramente l’estensiona a favore anche dei soci illimitatamente responsabili degli effetti dell’accordo di composizione della crisi proposta dalla società, di cui fanno parte, ai propri creditori.

Inoltre, i componenti del medesimo nucleo famigliare, compresi coniuge, parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo, le parti dell’unione civile e i conviventi di fatto, potranno presentare un’unica procedura di composizione della crisi allorquando siano conviventi o qualora il sovraindebitamento abbia un’origine comune. In tal caso, le somme attive e passive rimarranno distinte, salvo il compenso all’OCC competente che sarà ripartito in misura proporzionale ai debiti dei membri del nucleo famigliare richiedenti l’accesso alla procedura.

Nel caso in cui siano presentate piu’ richieste di composizione della crisi da sovraindebitamento riguardanti membri della stessa famiglia, il giudice adotterà i necessari provvedimenti per assicurarne il coordinamento. La competenza, in questo caso, appartiene al giudice adito per primo.

Inoltre, la proposta di piano del consumatore potrà prevedere anche la falcidia e la ristrutturazione dei debiti derivanti da contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, del trattamento di fine rapporto o della pensione e dalle operazioni di prestito su pegno, salvo quanto previsto dall’articolo 7, comma 1, secondo periodo.

Infine, la proposta di piano del consumatore e la proposta di accordo formulata dal consumatore potranno prevedere anche il rimborso, alla scadenza convenuta, delle rate a scadere del contratto di mutuo garantito da ipoteca iscritta sull’abitazione principale del debitore ove esistente se lo stesso, alla data del deposito della proposta, avrà adempiuto le proprie obbligazioni o se il giudice lo autorizzerà al pagamento del debito per capitale ed interessi scaduto a tale data.

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SUPERBONUS 110 % – Ulteriori approfondimenti relativi alla Circolare del 6 novembre 2020 dell’Agenzia delle Entrate

Proseguiamo con l’illustrazione dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate in materia di Superbonus, occupandoci della seconda macroarea delle specifiche fornite con la circolare del 6 novembre di cui vi avevamo parlato qui.

Sappiamo che le agevolazioni previste dal decreto rilancio interessano anche gli interventi eseguiti sulle parti comuni di un condominio.

Il suddetto decreto ha previsto che per le deliberazioni dell’assemblea condominiale aventi ad oggetto l’approvazione di interventi agevolabili ai fini del superbonus 110% è sufficiente la maggioranza semplice intesa quale maggioranza relativa degli intervenuti, i quali devono rappresentare almeno 1/3 del valore dell’edificio.

Tale procedura semplificata, che in materia condominiale permette quindi di raggiungere più agevolmente una delibera favorevole all’esecuzione di tali interventi, è stata estesa anche alle assemblee che deliberino circa l’adesione alla cessione del credito o all’opzione per lo sconto in fattura, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, e la richiesta di eventuali finanziamenti finalizzati all’esecuzione dei lavori.

 Quindi, è sufficiente che la maggioranza degli intervenuti all’assemblea, senza necessità di quorum deliberativi, voti a favore delle predette istanze affinché queste possano ritenersi approvate, sempre che coloro che hanno espresso il loro voto favorevole rappresentino con i loro millesimi di proprietà almeno un terzo del valore dell’edificio.

Nell’ipotesi in cui l’assemblea non dovesse invece deliberare favorevolmente, il singolo condomino è comunque legittimato autonomamente a optare per la cessione del credito, mentre più difficile risulta ottenere uno sconto in fattura per la propria singola quota anche se ciò risulta comunque astrattamente possibile.

Inoltre, risulta semplificata la presentazione dei titoli abilitativi necessari per l’esecuzione dei suddetti interventi sulle parti comuni degli edifici. In particolare, le asseverazioni ei tecnici abilitati in merito allo stato legittimo degli immobili plurifamiliari e i relativi accertamenti dello Sportello Unico dell’edilizia devono riferirsi esclusivamente alle parti comuni degli edifici interessati dagli interventi.

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Voucher per consulenza in innovazione: Proroga Bando del Ministero dello Sviluppo Economico

La situazione emergenziale che stiamo affrontando denota un periodo di crisi dell’economia globale per la diminuzione della domanda e il rallentamento produttivo, ma, come ogni crisi, porta con sé nuove opportunità.

Per questo motivo, LSC ultimamente si sta occupando delle possibilità delle misure governative che rappresentano una forma di investimento vantaggiosa per il mercato (cfr. i nostri precedenti articoli in materia di Superbonus 110%)[1]

In quest’ottica si pone anche la recente proroga dei termini per la presentazione delle domande (come da Decreto direttoriale 6 novembre 2020 del Ministero dello Sviluppo Economico – MISE) a sostegno dei progetti di ricerca e sviluppo finalizzati alla riconversione produttiva nell’ambito dell’economia circolare di cui al D.M. 11 giugno 2020.

Il decreto di proroga dei termini prevede che possono beneficiare delle agevolazioni di cui al Voucher per consulenza in innovazione le imprese e anche le reti d’impresa operanti su tutto il territorio nazionale che risultino possedere, alla data di presentazione della domanda nonché al momento della concessione del contributo, determinati requisiti.

Si considerano ammissibili al contributo le spese sostenute a fronte di prestazioni di consulenza specialistica rese da un manager dell’innovazione qualificato, indipendente e inserito temporaneamente, con un contratto di consulenza di durata non inferiore a nove mesi, nella struttura organizzativa dell’impresa o della rete.

La consulenza deve essere finalizzata a indirizzare e supportare i processi di innovazione, trasformazione tecnologica e digitale delle imprese e delle reti attraverso l’applicazione di una o più delle tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0.

L’agevolazione è costituita da un contributo in forma di voucher concedibile in regime “de minimis ai sensi del Regolamento (UE) n. 1407/2013. Il contributo massimo concedibile è differenziato in funzione della tipologia di beneficiario:

  • Micro e piccole imprese: contributo pari al 50% dei costi sostenuti fino ad un massimo di 40 mila euro
  • Medie imprese: contributo pari al 30% dei costi sostenuti fino ad un massimo di 25 mila euro
  • Reti di imprese: contributo pari al 50% dei costi sostenuti fino ad un massimo di 80 mila euro

Il decreto riapre e proroga il termine per la presentazione delle domande, presentabili a partire dal 10 dicembre 2020. La procedura di pre-compilazione delle domande e degli allegati sarà disponibile dal 30 novembre 2020.


[1] SUPERBONUS 110 % – Ultimi chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate

Superbonus 110%: ristrutturazioni a costo zero grazie al rimborso fiscale previsto dal Decreto Rilancio

Bonus Centri Storici: Provvedimento del 12 novembre 2020 dell’Agenzia delle Entrate

Le misure governative continuano ad essere attuate, fornendo così un sollievo, anche se minimo, per quelle attività produttive che hanno risentito maggiormente della pandemia globale.

In questo senso si pongono gli ultimi aggiornamenti dell’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento del 12 novembre 2020, avente ad oggetto la definizione del contenuto informativo, delle modalità e dei termini di presentazione dell’istanza per il riconoscimento del contributo a fondo perduto per attività economiche e commerciali nei centri storici di cui all’articolo 59 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104.

Il comma 1 dell’articolo 59 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 (“Decreto Agosto”) prevede che:

É riconosciuto un contributo a fondo perduto ai soggetti esercenti attività di impresa di vendita di beni o servizi al pubblico, svolte nelle zone A [centri storici ai sensi del DM 2 aprile 1968, n. 1444] o equipollenti dei comuni capoluogo di provincia o di città metropolitana che, in base all’ultima rilevazione resa disponibile da parte delle amministrazioni pubbliche competenti per la raccolta e l’elaborazione di dati statistici, abbiano registrato presenze turistiche di cittadini residenti in paesi esteri:

a) per i comuni capoluogo di provincia, in numero almeno tre volte superiore a quello dei residenti negli stessi comuni;

b) per i comuni capoluogo di città metropolitana, in numero pari o superiore a quello dei residenti negli stessi comuni.

Oltre al requisito soggettivo, la legge determina che il contributo spetta a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi riferito al mese di giugno 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi realizzati nel corrispondente mese del 2019 (comma 2, primo periodo, dell’art. 59 del decreto).

Il suddetto requisito non si applica ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1°luglio 2019 nelle zone A dei comuni [centri storici ai sensi del DM 2 aprile 1968, n. 1444] di cui al comma1 dell’art. 59 del Decreto Agosto.

Si ricorda che il “bonus centri storici” non è cumulabile con il fondo per la filiera della ristorazione, previsto dall’articolo 58 del Decreto Agosto.

Potrete trovare il modulo e le relative istruzioni di compilazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

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SUPERBONUS 110 % – Ultimi chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate

Torniamo a parlare di Superbonus.

È infatti del 06 novembre 2020 la circolare dell’Agenzia delle Entrate che chiarisce alcuni punti oscuri in materia di interventi c.d. “trainanti” e “trainati” (per la cui definizione rimandiamo alla nostra precedente newsletter, che potete leggere qui).

In particolare, l’Agenzia si è soffermata su tre macro argomenti per le proprie precisazioni, ovverosia:

  • Ulteriore e più specifica definizione di accesso autonomo dall’esterno per le unità immobiliari interessate dagli interventi;
  • Lavori sulle parti comuni condominiali;
  • Immobili in Comuni interessati da eventi sismici.

Vediamo nello specifico i chiarimenti.

Unità immobiliari residenziali

Il D.L. 34/2020 ha previsto che gli interventi trainanti e trainati possono essere realizzati, tra gli altri, su edifici residenziali funzionalmente indipendenti, e con uno o più accessi autonomi dall’esterno, situati all’interno di edifici plurifamiliari e relative pertinenze. 

Per specificare meglio cosa debba intendersi con accesso autonomo, l’Agenzia delle Entrate aveva già precisato, con il decreto attuativo D.M. del 06 agosto 2020, che si deve trattare di un accesso chiuso da cancello o portone di ingresso, che consenta di entrare dal cortile o dal giardino di proprietà esclusiva ovvero dalla strada, senza specificarne la natura pubblica, ma comunque richiedendo che l’accesso non fosse di proprietà comune o utilizzato da altre unità immobiliari.

Successivamente, la L.126/2020 ha specificato che per accesso autonomo dall’esterno deve intendersi un accesso indipendente, non comune ad altre unità immobiliari, chiuso da cancello o portone d’ingresso che consenta l’accesso dalla strada o da cortile o da giardino anche di proprietà non esclusiva, andando quindi a ricomprendere nell’alveo degli edifici su cui possono svolgersi gli interventi anche le unità immobiliari a cui si accede da strade, cortili o giardini di proprietà condominiale o in comproprietà con terzi.

Sul punto, l’Agenzia delle Entrate, con la predetta circolare ha specificato che sono da ricomprendersi anche le unità immobiliari alle quali si accede tramite “una strada privata e/o in multiproprietà, o attraverso un terreno di utilizzo comune, ma non esclusivo, non essendo rilevante la proprietà pubblica o privata e/o esclusiva del possessore dell’unità immobiliare all’accesso in questione ovvero quando si è in presenza di accesso anche da cortile/passaggio comune che affaccia su strada”.

In conclusione, quindi, possono accedere al Superbonus coloro che vogliano eseguire i lavori ammessi dalla normativa in materia e che insistano su immobili con accesso da strada, cortile o giardino che risultino di proprietà pubblica ovvero di proprietà privata, senza che rilevi l’eventuale comproprietà con un terzo o la comproprietà condominiale.

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Superbonus 110%: ristrutturazioni a costo zero grazie al rimborso fiscale previsto dal Decreto Rilancio

Superbonus 110%: ristrutturazioni a costo zero grazie al rimborso fiscale previsto dal Decreto Rilancio

Un’incredibile opportunità di crescita per il paese.
Un incentivo per i nostri immobili.
L’occasione per ristrutturare le nostre abitazioni godendo di un importante rimborso fiscale.
 
Il Superbonus 110%, previsto dal Decreto-legge 18 maggio 2020, n. 34 (c.d. Decreto Rilancio) rappresenta un’opportunità incredibile per la crescita del settore impiantistico ed edilizio e per i singoli cittadini, permettendo a persone fisiche di ristrutturare le proprie abitazioni di fatto godendo di un rimborso fiscale superiore alla spesa effettuato.
 
Il sovracitato decreto ha previsto, infatti, il potenziamento delle detrazioni fiscali fino al 110% con un c.d. “Superbonus” per gli interventi di efficientamento energetico (Ecobonus 110%) e di riduzione del rischio sismico (Sismabonus 110%), sostenuti dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, e la possibilità di trasformare le suddette detrazioni in un credito d’imposta cedibile a terzi. È in discussione la possibilità di allungare i termini oltre il 2021.
 
La ratio di questo intervento è molteplice: infatti, la crescente sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali trova risposta in incentivi che consentiranno maggiori investimenti per l’installazione di impianti fotovoltaici e di strutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. L’intermediario diventa, quindi, coadiutore nell’incrementare l’economia reale a beneficio di imprese e famiglie, mettendo subito a disposizione la liquidità e l’assistenza necessarie, velocizzando l’avvio del rilancio.
 
Per accedere al superbonus 110% è necessario rispettare alcune caratteristiche: almeno uno degli interventi effettuati deve essere “trainante”.
Gli interventi trainanti di efficientamento energetico che possono generare il “Superbonus 110%” sono quattro: Sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti specifici più performanti negli edifici unifamiliari; ciò che va in detrazione in questo specifico caso sono i lavori necessari a tale sostituzione, oltre a smaltimento e bonifica del vecchio impianto; Sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti specifici più performanti; ciò che va in detrazione in questo specifico caso sono i lavori necessari a tale sostituzione che interessano le parti comuni dell’edificio, oltre a smaltimento e bonifica del vecchio impianto; Isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente totale lorda, con materiali isolanti che rispettino i requisiti ambientali minimi ambientali minimi di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 ottobre 2017; Riduzione del rischio sismico effettuati su immobili localizzati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, che determinino il passaggio a due classi di rischio inferiori.  
Anche interventi “trainati”, qualora svolti insieme ai “trainanti”, potranno beneficiare del Superbonus al 110%. Tra questi, a titolo non esaustivo: il cambio degli infissi, la ristrutturazione di facciate, l’installazione di impianti fotovoltaici e la realizzazione di colonnine necessarie per la ricarica delle auto elettriche.
 
Ulteriore condizione da rispettare per beneficiare dell’Ecobonus 110% è il miglioramento di almeno due classi energetiche (o il raggiungimento della classe energetica più alta).
 
Accedere al Superbonus 110% da un punto di vista fiscale è possibile grazie a tre opzioni: la cessione del credito d’imposta all’impresa appaltatrice grazie allo sconto in fattura; la cessione del credito d’imposta ad una banca; la detrazione fiscale del credito d’imposta, suddivisa su 5 anni.  
Ulteriori dettagli saranno disponibili nella prossima newsletter.

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